Ci sono associazioni di categoria più brave di altre a fare lobby. Questo è indubbio, così come il fatto che la profumeria non ha mai brillato per volontà e capacità di fare sistema. Ma forse qualcosa deve cambiare. Le trasmissioni televisive che abbiamo visto nelle scorse settimane e che sono oggetto della nostra copertina non solo erano schierate e favore del canale farmacia – ma perché un Ministro della Salute si deve sentire in dovere di dichiarare dove compra i suoi trattamenti cosmetici? – ma soprattutto esprimevano un giudizio del tutto arbitrario nei confronti di prodotti con un posizionamento selettivo. Se gli addetti ai lavori hanno visto i servizi e sentito i commenti con iniziale incredulità (la superficialità era lampante) e successiva perplessità, pensiamo a come può avere reagito il consumatore, le cui scelte in materia di consumi sono state messe in dubbio? E le cui certezze, maturate in anni di frequentazione delle profumerie e di consigli da parte delle vendeuse, sono state minate da affermazioni non suffragate da alcuna analisi di laboratorio? Se anche a chi era presente in quegli studi televisivi come ospite e utilizzava trattamenti selettivi è mancata la voglia di affermarlo, figuriamoci che effetto può avere avuto sul consumatore…Troppa approssimazione, troppo pressapochismo e troppa parzialità. Un compito non facile per il presidente di Cosmetica Italia, Fabio Rossello invitato come ospite a Porta a Porta a difendere la categoria, uno contro tutti con l’unica eccezione della imparziale dottoressa Rosa Draisci, direttore del Centro Nazionale Sostanze Chimiche. Cosa possiamo fare? Fare in modo che alla parola profumeria non siano più associate connotazioni negative come costosa, inavvicinabile, non sicura o non qualitativa….

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