La longevità non è più soltanto una questione di mantenere la pelle in salute più a lungo, ma rappresenta un vero e proprio approccio globale al benessere e alla qualità della vita. Questo è stato il tema al centro del congresso “La Medicina della Longevità”, svoltosi sabato scorso all’Hotel Starhotels di Bologna, durante il quale la Dott.ssa Camilla D’Antonio, farmacista, Co-Founder e Direttrice Scientifica di Miamo, ha presentato la sua relazione intitolata “Longevità cutanea: meccanismi biologici e strategie di prevenzione”. Il congresso ha toccato più rami della medicina, dalla ginecologia alla nutrizione, sottolineando come vivere più a lungo non significhi solo accumulare anni, ma preservare vitalità, funzionalità e benessere estetico. Studi recenti indicano che la genetica incide per circa il 25% sulla longevità, mentre il restante 75% dipende dallo stile di vita, dall’alimentazione, dall’attività fisica e dalla cura della pelle. L’obiettivo della longevità è ridurre la discrepanza tra età cronologica ed età biologica dell’organismo, cioè far sì che il corpo e i tessuti funzionino meglio e più a lungo rispetto agli anni che si contano sul calendario. In Europa l’aspettativa di vita media supera gli 81 anni, mentre in Italia si toccano i 83,5 anni: numeri che pongono il tema dell’invecchiamento al centro dell’attenzione, non solo da un punto di vista sanitario, ma anche estetico. La longevità, ha sottolineato la Dottoressa D’Antonio, non riguarda soltanto il contrasto dell’invecchiamento, ma lo studio e il supporto al mantenimento della salute e della vitalità dell’organismo.
Durante il congresso, l’attenzione si è concentrata anche sui meccanismi biologici dell’invecchiamento cutaneo. La Dott.ssa D’Antonio ha approfondito il fenomeno della senescenza cellulare, ossia l’accumulo di cellule che, pur non proliferando più, restano metabolicamente attive contribuendo a infiammazione cronica e perdita di equilibrio nei tessuti. Fattori come disfunzione mitocondriale, esposizione ai raggi UV, stress ossidativo, infiammazione cronica, danni al DNA e accorciamento dei telomeri accelerano questo processo. In particolare, un ruolo chiave è svolto dai mitocondri e dal NAD+, coenzima fondamentale per la loro funzione, per l’attività delle sirtuine e per i meccanismi di riparazione del DNA, il cui fisiologico declino con l’età è strettamente legato alla disfunzione cellulare. La Dott.ssa D’Antonio ha ricordato che l’invecchiamento del volto non riguarda solo la pelle, ma anche tessuti profondi come il grasso, i muscoli e le ossa, che subiscono atrofia, ptosi o rimodellamento. Ogni volto invecchia in modo unico e per questo richiede un’analisi globale e personalizzata, che consideri sia la statica che la dinamica dei tratti. Durante l’intervento sono state illustrate tre principali forme di invecchiamento cutaneo. Il primo è quello cronologico, determinato geneticamente e inevitabile, ma modulabile sostenendo i meccanismi biologici della pelle. Il secondo è l’invecchiamento ormonale, legato alla carenza di estrogeni tipica della menopausa, che accelera la perdita di collagene e acido ialuronico. Infine, l’invecchiamento ambientale, o fotoinvecchiamento, causato da esposizione cronica ai raggi UV, alla luce visibile ad alta energia e all’inquinamento, che favorisce infiammazione, stress ossidativo e accelerazione della senescenza. Particolare attenzione è stata riservata anche agli effetti del fumo, che aumenta la comparsa di rughe e rallenta i processi di riparazione cutanea. Un tema innovativo introdotto dalla Dott.ssa D’Antonio è la cosmigenomica, un approccio avanzato che studia l’interazione tra attivi cosmetici e espressione genica cutanea. Questo approccio non altera il DNA, ma modula l’espressione genica per influenzare i processi legati a infiammazione, stress ossidativo, metabolismo mitocondriale e senescenza, con l’obiettivo di supportare la pelle a funzionare meglio piuttosto che forzarla a sembrare giovane.
La cosmetologia rigenerativa rappresenta quindi la nuova frontiera: stimolare i meccanismi biologici endogeni, proteggere il DNA, sostenere il microbioma e rafforzare la barriera cutanea. In questo modo, la cura della pelle non si limita alla correzione superficiale, ma diventa una strategia integrata di prevenzione, stile di vita e intervento dermocosmetico mirato, capace di accompagnare la pelle nella sua naturale vitalità e resilienza.
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