L’e-commerce alimenta la contraffazione
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L’e-commerce alimenta la contraffazione. Il nuovo studio EUIPO-OCSE, pubblicato lo scorso 25 ottobre, dal titolo “Misuse of e-commerce for trade in Counterfeits” (Uso improprio del commercio elettronico per la vendita di prodotti contraffatti) conferma che il commercio online sta alimentando la vendita di prodotti contraffatti e sta diventando il principale catalizzatore per la distribuzione di tali prodotti.
Il commercio online è cresciuto rapidamente negli ultimi anni, una tendenza che ha registrato un’accelerazione durante la pandemia di COVID-19. La maggior parte del commercio online a livello mondiale avviene nella modalità business to business (da impresa a impresa), ossia l’82 % del valore totale, mentre il restante 18 % (2019) avviene nella modalità business to consumer (da impresa a consumatore).
Come con altri strumenti dell’economia moderna, le vendite online sono sempre più impropriamente utilizzate per la distribuzione di prodotti falsi. Secondo i dati sui sequestri di prodotti contraffatti, il 56 % dei sequestri doganali effettuati alle frontiere dell’UE riguarda il commercio elettronico.
Lo studio mostra inoltre che il valore dei sequestri relativi ai prodotti contraffatti venduti online è di gran lunga inferiore rispetto a quelli spediti ricorrendo al commercio elettronico e vengono invece spediti in container utilizzando diverse modalità di trasporto (stradale, ferroviario, aereo e marittimo). I sequestri associati a vendite online rappresentano solo il 14 % del valore totale dei sequestri, rispetto all’86 % dei sequestri relativi a prodotti spediti in container. Tuttavia, alcuni di questi prodotti spediti in container sono destinati a centri di distribuzione nell’UE, da cui a loro volta vengono spediti a consumatori che li hanno acquistati online. Ciò potrebbe indicare che il ruolo effettivo del commercio elettronico nella vendita di prodotti contraffatti è notevolmente più importante.
Il rapporto analizza, inoltre, i paesi di provenienza e le modalità di trasporto dei prodotti contraffatti, con i servizi di consegna dei colli che dominano tutti i blocchi doganali alle frontiere dell’UE. Considerando l’origine dei prodotti scambiati online, la Cina è al primo posto con oltre il 75 % di sequestri di prodotti contraffatti, seguita da Hong Kong al 5,7 %, dalla Turchia (5,6 %) e da Singapore (3,3 %). La Cina è un paese di provenienza dominante anche quando si valuta il valore dei prodotti contraffatti acquistati online, con una quota del 68 %.
L’uso del commercio elettronico varia a seconda del tipo di prodotti contraffatti. I prodotti di profumeria e i cosmetici (75,3 %), i prodotti farmaceutici (71,9 %) e gli occhiali da sole (71,3 %) presentano la percentuale più elevata di sequestri legati all’acquisto online. “Il commercio elettronico ha ampliato la scelta dei consumatori e offerto alle imprese nuove e flessibili modalità di accesso al mercato. Allo stesso tempo, vi sono ampie prove del fatto che l’ambiente online ha anche attratto soggetti malintenzionati, che inquinano i canali di distribuzione del commercio elettronico con prodotti contraffatti. L’EUIPO sta lavorando di concerto con svariati mercati del commercio elettronico, titolari di diritti e partner istituzionali per contribuire a contrastare le violazioni online dei diritti di proprietà intellettuale” ha commentato Christian Archambea, direttore esecutivo dell’EUIPO.