Fonte: Cosmetica Italia

Cosmetica Italia ha reso noti i dati preconsuntivi 2020 relativi al comparto cosmetico italiano. “Una parola che ha caratterizzato più che mai l’operato delle nostre aziende è stata responsabilità. Fin dallo scoppio dell’emergenza sanitaria il settore ha offerto il proprio contributo attraverso numerose azioni: dalla donazione di detergenti e igienizzanti, alla conversione di intere linee produttive, alla raccolta di fondi per le strutture sanitarie. Cosmetica Italia stessa ha collaborato con istituzioni, imprese associate e operatori del settore per garantire l’accesso ai prodotti cosmetici e di igiene personale e la continuità dei servizi di cura della persona. La cosmesi è e vuole continuare a essere un’industria che fa bene al Paese: è necessario ripartire, rispondendo in sicurezza alla richiesta di benessere della popolazione, ma al contempo potendo contare su un contesto di stabilità su cui poter costruire la ripresa” ha commentato Renato Ancorotti, presidente Cosmetica Italia.
Il fatturato globale ha toccato i 10,5 miliardi di euro (quasi -13% rispetto al 2019), in calo anche i valori del mercato interno (circa -10%) e delle esportazioni (-16,7%). Ad eccezione dell’e-commerce (+42% rispetto al 2019), tutti i canali distributivi hanno subito delle contrazioni in confronto all’esercizio precedente; in alcuni casi, come nei canali professionali, condizionati dalle ripetute chiusure (acconciatura -28,5% ed estetica -30,5%), si è trattato di cali particolarmente consistenti. In particolare, il canale profumeria registra una pesante contrazione di oltre 26 punti percentuali per un valore prossimo ai 1.550 milioni di euro, condizionato, come già detto, dal fortissimo rallentamento delle frequentazioni soprattutto nelle catene e nei punti vendita nei centri commerciali. È il canale dove si registra il maggior calo dei volumi rispetto ai valori. Per ovviare alla crisi dell’ultimo periodo sono aumentate le azioni di sostegno come i nuovi lanci, la riduzione degli stock e le politiche dinamiche di listino. Si dilata la crisi di alcuni punti vendita indipendenti, mentre notizie più confortanti vengono delle catene organizzate e da alcune piccole realtà distributive, brave ad evidenziare i concetti di nicchia e di esclusività, con nuove strategie distributive e nuovi investimenti sull’identità selettiva del canale. Nel 2020 si è visto il significativo incremento delle vendite online come supporto alla diminuzione della domanda nel retail tradizionale.

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