Fabio Pampani
Fabio Pampani, ceo di Douglas Italia e amministratore delegato della nuova regione Sud Europa di Douglas

Le profumerie potrebbero riaprire – Esserbella è operativa dalla scorsa settimana – eppure i pareri in proposito sono discordi. Ne abbiamo parlato con Fabio Pampani, ceo di Douglas, che ci dice: “Al momento non intendiamo riaprire i punti vendita per due motivi: sanitario-comportamentale ed economico. Prima di tutto vorremmo che al momento della riapertura la situazione fosse in netto miglioramento dal punto di vista sanitario ma, anche se ci sono segnali positivi, non è ancora così. Tanto che oggi il 90% delle attività commerciali è ancora chiuso per decreto. Non apriamo per una questione di responsabilità nei confronti dei nostri lavoratori e dei nostri clienti, anche in ragione del fatto che non ci sono ancora regolamentazioni chiare che ci dicano come gestire l’afflusso di persone nel punto vendita e tutto ciò che è operativo. Inoltre non apriamo per una ragione economica: in questo momento sono ancora vigenti le restrizioni gli spostamenti e alla circolazione delle persone anche all’interno del singolo comune.

Potreste riaprire almeno nei centri commerciali?

Trascurando le ragioni sanitario-comportamentali e focalizzandoci solo su quelle economiche, avrebbe un senso solo se il punto vendita si trovasse nelle immediate vicinanze dell’ipermercato. In questo momento in cui non ci si può muovere tra i comuni, poi, in che modo le persone potrebbero raggiungere il centro commerciale? È un discorso complesso, su cui stiamo ragionando anche in vista del 4 maggio. Non vediamo l’ora di riaprire. Dobbiamo capire bene le modalità. Nel frattempo continuiamo a stare vicini ai nostri clienti con l’e-commerce e anche telefonicamente, attraverso le nostre beauty che sono a disposizione della clientela direttamente via telefono o attraverso Whatsapp tutti i giorni, dal lunedì al sabato.

Che tipo di riscontro ha avuto questa iniziativa?

Eccezionale. A tutti gli effetti è un negozio virtuale, dove telefonando o utilizzando whatsapp, come il cliente preferisce, è possibile parlare con le beauty, che hanno davanti a loro il computer con tutte le disponibilità dell’assortimento, chiedere consigli e acquistare, ricevendo i prodotti direttamente a casa propria. È possibile pagare anche in contrassegno così chi è reticente a usare carte di credito o prepagate non ha problemi. Riceviamo centinaia di telefonate al giorno: metà comprano, metà chiamano anche solo per la consulenza e i consigli.

Questo sistema va a intercettare anche coloro che non sono digitalizzati e non comprerebbero attraverso l’e-commerce?

Certo! Ci sono persone che non comprano via e-commerce perché non sono digitalizzate o sono diffidenti e noi le raggiungiamo con telefono e contrassegno.

Cosa ne pensa dei provvedimenti del Governo a oggi?

Il nostro Governo rispetto alle attività del retail non ha chiaro quale sia la situazione. Purtroppo i provvedimenti presi o non presi stanno facendo del male a un milione e duecentomila persone, tutte quelle che lavorano nel commercio. Non alle aziende, ma ai lavoratori. Negli ultimi giorni due importanti realtà retail hanno portato i libri in tribunale chiedendo un concordato preventivo anche a causa del Coronavirus, purtroppo potrebbe accadere ad altri.

Cosa dovrebbero fare le istituzioni?

Basterebbe che facessero le cose che hanno definito in tempi stretti. Parlo soprattutto della cassa integrazione ai lavoratori, che non hanno ricevuto ancora nulla e non si sa quando lo riceveranno. Hanno dichiarato che la cassa integrazione partiva dal 24 febbraio, ma i moduli di richiesta sono stati messi a disposizione delle imprese solo qualche giorno fa. Hanno detto che i finanziamenti a costo zero alle aziende erano automatici, ma dipendono dalla decisione della banca. Sia chiaro, non sto chiedendo aiuti, ma almeno che ci dicano cosa dobbiamo fare in tempi giusti e corretti. Apriremo tra due settimane, serve sapere le regole a cui attenerci, se ogni regione va da sé, come possiamo organizzarci? Regione Lombardia ha detto che bisogna dotare tutti i lavoratori di mascherina. Dove le possiamo acquistare? Bisogna fare in modo che le aziende possano adempiere alle giuste regole a cui sono soggette. Le aziende e i lavoratori sono nella stessa barca. Ci sono un milione e 240 mila persone, tutti quelli che lavorano negli esercizi commerciali, che sono a casa da un mese e mezzo. Senza contare che quando si riaprirà, si fatturerà la metà: l’Austria ha aperto una settimana fa e sta fatturando il 50% in meno dello scorso anno. Per questo ci saranno altri posti di lavoro che verranno interrotti, urge una politica tempestiva specialmente su tutti gli ammortizzatori sociali.